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La Sicilia di Samuel von Schmettau: la più grande Carta dell’Isola è stata inaugurata a Raccuja (Messina)






La più grande Carta della Sicilia mai stampata è stata inaugurata il 4 agosto a Raccuja, comune in provincia di Messina, nella sede del Castello medievale dei Branciforte.
L’opera, a cura di Tindaro Gatani (foto sopra mentre spiega la Carta della Sicilia disegnata dal geografo tedesco Samuel von Schmettau nel 1720) e realizzata dalle Arti Grafiche Palermitane, è il risultato dell’assemblaggio delle 28 carte particolari dell’Isola disegnate dal geografo tedesco Samuel von Schmettau nel 1720, con orientamento nord-nord-est, su scala di circa 1:80.000 e una superficie complessiva di circa 360 x 285 cm.
La carta più volte riprodotta su supporto cartaceo, in formati minori, è stata ripetutamente utilizzata dai geografi che nel corso del Settecento e nella prima metà dell’Ottocento hanno voluto delineare l’immagine dell’Isola.
Le carte manoscritte che la compongono sono state oggetto di studio di un monumentale volume di Liliane Dufour, con la prefazione di Massimo Ganci, uscito nel 1995 per conto della Società Siciliana per la Storia Patria.
Il barone Samuel von Schmettau, dopo aver servito diversi prìncipi, il 7 aprile 1717 entrò al servizio dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo e prese parte, sotto il comando del principe Eugenio di Savoia, alla conquista di Belgrado, un episodio della guerra austro-veneto-turca per il domino dei Balcani (1714-1718).
Da Belgrado venne inviato poi, come feldmaresciallo generale, in Sicilia dove si stava combattendo una dura guerra tra i seguaci di Vittorio Amedeo II di Savoia, al quale l’Isola era stata assegnata, “con titolo e dignità di regno”, dalle potenze vincitrici nella guerra di Successione spagnola con il trattato di Utrecht del 1713.
Re Filippo V di Spagna, su richiesta dei baroni siciliani, inviò allora un corpo di spedizione militare, che costrinse i Savoiardi a ritirarsi nelle zone interne dell’Isola.
Intervenne quindi l’armata della Quadruplice Alleanza, formata da Francia, Inghilterra, Austria e Olanda. Le truppe spagnole furono battute per mare dagli Inglesi a Pachino e sul terreno dagli Austriaci a Francavilla.
Il 20 febbraio 1720, il Trattato dell’Aia sancì il passaggio dell’Isola da Vittorio Amedeo II di Savoia a Carlo VI d’Asburgo, che, in cambio, cedeva ai Savoia la Sardegna. Il dominio austriaco della Sicilia comprende l’arco temporale di quasi 15 anni.
Nel 1734, infatti, Carlo Sebastiano di Borbone, figlio di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta Farnese, durante la guerra di successione polacca, conquistò i Regni di Napoli e di Sicilia, sottraendoli alla dominazione austriaca. Salito sul trono di Spagna, nel 1759, con il nome di Carlo III di Borbone, lasciò i due regni al suo terzogenito Ferdinando, che ancora minorenne divenne così Ferdinando IV di Napoli e Terzo di Sicilia e poi, dal 1816, Ferdinando I delle Due Sicilie.
Dopo i molteplici successi in campo militare, lo Schmettau passò al servizio diplomatico dell’Impero austriaco, ma la sua carriera finì quando gli furono sottratti alcuni documenti segreti molto riservati e poi pubblicati dai suoi avversari.
Il suo nome restò però per sempre legato alla storia della cartografia per le sue numerose carte e piante disegnate. Una per tutte basta ricordare la sua celebre incisione in rame della pianta di Berlino del 1748. formato: 55,1 x 51,0, su scala: 1:8.800.
Mentre prendeva parte attiva all’assedio di Messina del 1720, al barone von Schmettau fu affidato il delicato incarico di redigere una carta ragionata della Sicilia. Aiutato da altri pochi cartografi, con l’ausilio degli strumenti tecnici dell’epoca, in meno di due anni di lavoro, egli portò a termine due copie della più grande carta dell’Isola fino allora mai realizzata: una destinata allo stato maggiore dell’esercito austriaco e l’altra all’arciduca d’Austria e imperatore del Sacro Romano Impero Carlo VI.
Gli originali colorati a mano della carta destinata all’imperatore si conservano tra i più importanti cimeli cartografici della Biblioteca Nazionale Austriaca.
Quello che mancava finora era una edizione assemblata della stessa carta su un’unica superficie. Le nuove tecniche di composizione e di stampa hanno adesso permesso di colmare anche questa lacuna.
La carta inaugura, stampata su tela, in unica copia, fa parte adesso del patrimonio culturale del Comune di Raccuja proprietario appunto del Castello Branciforte.





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